Intervista a T. Colin Campbell

the china study

7 gennaio 2011, 12:40

Consigli nutrizionali da The China Study

di Tara Parker-Papa – trad. Luciano Gianazza

Sei anni fa un piccolo editore del Texas pubblicò un libro oscuro scritto da un team di ricerca padre – figlio. Il lavoro, basato su una serie di studi condotti nella Cina rurale e a Taiwan, ha sfidato la saggezza convenzionale per la salute e della nutrizione sposando i benefici di una dieta vegetariana.

the china study in italianoCon sorpresa di tutti, il libro, intitolato “The China Study”, da allora ha venduto 500.000 copie, diventando uno dei titoli più venduti negli USA sull’argomento della nutrizione. Il libro si concentra sulle conoscenze acquisite dal China Study, una partnership di 20 anni della Cornell University, Oxford University e l’Accademia Cinese di Medicina Preventiva che ha mostrato che un elevato consumo di alimenti di origine animale è associata alla maggior parte delle malattie croniche, mentre le persone che osservano principalmente una dieta vegetariana sono le più sane.

Lo scorso autunno, l’ex presidente Bill Clinton ha anche citato il libro per spiegare come ha perso quasi 11 chili convertendosi ad una dieta vegetariana nella speranza di migliorare le sue condizioni cardiache. Il presidente ha rinunciato al latte vaccino, passando al latte di mandorla, e dice di vivere principalmente di fagioli e altri legumi, ortaggi e frutta, anche se, in rare occasioni, mangia del pesce.

T. Colin Campbell, Ph.D.

T. Colin Campbell, Ph.D.

Recentemente, ho parlato con T. Colin Campbell, co-autore del libro e professore emerito alla Cornell University, riguardo al successo del libro, alla ricerca che vi sta dietro, e perché pensa che le pene per la salute della nazione (americana) possono essere alleviate con l’alimentazione a base di vegetali. Ecco la nostra conversazione.

D. Come hai fatto a scrivere questo libro?

R. Sono stato nel campo per molto tempo e ho avuto un importante programma di ricerca presso la Cornell. Abbiamo pubblicato un sacco di ricerca nel corso degli anni. Il mio programma aveva una buona reputazione. Ero finalmente arrivato al punto in cui avevamo scoperto un sacco di cose che erano davvero molto eccitanti, cose che erano anche provocatorie. Così mi sono seduto a scrivere il libro, per raccontare la mia storia.

D. Cosa aveva di tanto strano la tua storia?

R. All’inizio della mia carriera insegnavo riguardo alla nutrizione in un senso molto classico. Si considerava solo l’aspetto dei nutrienti in quanto nutrienti. Questo è il modo in cui facevamo ricerche, questo è il modo in cui insegnavamo. Dopo il lavoro che abbiamo fatto nelle Filippine e in Cina, sono arrivato a capire che esiste un mondo di comprensione molto diverso sull’alimentazione. Ne sono uscito con un punto di vista che ora è quasi diametralmente opposto a quello che avevo quando ho iniziato la mia carriera.

D. Come sono cambiate le tue opinioni?

R. Sono cresciuto in una fattoria lattiero-casearia. Ho munto le mucche. Sono andato via per laurearmi presso la Cornell University, e pensavo che la buona vecchia dieta americana fosse la migliore che ci sia. Più latte, carne e uova si consumavano, meglio era. La prima parte della mia carriera si è concentrata sulle proteine, proteine, proteine. Avrebbe dovuto risolvere i mali del mondo. Ma quando abbiamo iniziato a fare le nostre ricerche, abbiamo scoperto che quando iniziamo a consumare proteine in eccesso rispetto alla quantità di cui abbiamo bisogno, aumentano colesterolo nel sangue, l’aterosclerosi e altri problemi.

Il problema è che studiamo i nutrienti fuori dal contesto. Questo è il modo in cui abbiamo sempre fatto la ricerca – una vitamina alla volta, un minerale alla volta, un grasso alla volta. Avveniva sempre in modo riduttivo strettamente focalizzato. Ma ho imparato che le proteine non sono esattamente quello che abbiamo sempre pensato che fossero. Nel corso dei secoli abbiamo pesantemente distorto la nostra dieta, e abbiamo tutti i problemi che abbiamo a causa di quella distorsione.

Ciò che per me diventò determinante era che non dobbiamo pensare in modo lineare, che A causa B. Dovremmo pensare a come funzionano le cose nel loro insieme. E’ un sistema biologico molto complesso. Il corpo cerca sempre di ristabilire la salute ogni microsecondo della nostra vita. In che modo forniamo le risorse di cui il corpo ha bisogno? Per cercare di capire questo, non dovremmo occuparci di singoli integratori nutrizionali. Non dovremmo cercare di scoprire quale gene causa questo o quello. Ma queste due aree sono diventate il principale obiettivo della ricerca nel corso degli anni.

D. Quindi come dovremmo mangiare?

R. Io non uso le parole “vegano” o “vegetariano”. Non mi piace usare quelle parole. Le persone che hanno scelto di mangiare in quel modo lo hanno fatto principalmente per motivi ideologici. Non mi permetto di denigrare i motivi per cui viene fatta una determinata scelta, ma vorrei che quando si parla di nutrizione a base vegetale lo si faccia pensando in un senso scientifico molto empirico, e non con un legame ideologico.

L’idea è che dovremmo consumare cibi integrali. Non dovremmo fare affidamento sull’idea che i geni sono determinanti per la nostra salute. Non dovremmo fare affidamento sull’idea che l’integrazione dei nutrienti sia il modo per ottenere nutrimento, perché non lo è. Sto parlando di alimenti interi, completi, a base vegetale. Tale alimentazione costituisce il trattamento e la prevenzione di una vasta gamma di patologie, dal cancro alle malattie cardiovascolari, al diabete.

D. Sei a favore di un’alimentazione a base vegetale al 100%?

R. Noi mangiamo in questo modo, intendo dire la mia famiglia, i nostri cinque figli adulti e cinque nipoti. Noi tutti mangiamo in questo modo ora. Io dico che più ci avviciniamo ad una dieta a base vegetale, più sani diventiamo.

Non lo dico perché abbiamo dati che dimostrano che mangiare al 100% a base vegetale è meglio che al 95%. Ma se a qualcuno è stato diagnosticato un cancro o una qualsiasi malattia cardiaca, sarebbe cosa intelligente adottare un’alimentazione a base vegetale al 100%. Se inizio a dire che si può avere un po’ di questo, un po’ di quello, si permette a loro di deviare dalla rotta. I nostri gusti cambiano. Noi tendiamo a scegliere i cibi a cui ci abituiamo, e in parte perché ne siamo diventati assuefatti, i grassi in particolare.

Se iniziamo a seguire una dieta a base vegetale, in un primo momento potrebbe essere difficile, ma di solito dopo un mese o due le nostre preferenze cambiano e scopriamo nuovi gusti e ci sentiamo molto meglio, e non vogliamo tornare indietro. Non si tratta di un credo di stampo religioso, è solo che più ci avviciniamo ad una dieta a base vegetale al 100%, meglio si va a stare.

D. Sei stato sorpreso dal successo del tuo libro?

R. Sono stato un po’ sorpreso. Quando ho finito di scrivere il libro con mio figlio, che si era appena laureato in medicina, non sapevo quanto bene si stava per fare. Abbiamo avuto un agente che andava in giro a proporre il manoscritto, e tutti gli editori volevano che dal 60 al 70% delle pagine contenessero ricette. Ho detto: “Questo non è il mio business”. Volevano che lo svilissi.

Sono andato da un piccolo editore in Texas che ci lasciò fare quello che volevamo. Non volevo fare proseliti e predicare. Non volevo scrivere un libro che dice: “Questo è il modo in cui deve essere.” E ‘una cronologia. Qui c’è quello che ho imparato, e lascio decidere al lettore. Io dico: “Se non mi credete, provate.” Loro lo fanno, e ottengono dei risultati. E poi lo vanno a dire a tutti gli altri.

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Credits: New York Times e Tara Parker-Papa 
Nutrition Advice From the China Study